domenica 13 giugno 2010

Storie ordinarie di malasanità

Pubblico la mail inviatami da un collega RSPP.

La vicenda é significativa e interessa gli RSPP e tutta la community degli operatori-della-sicurezza.

Oggi dopo circa 4 mesi che ho perso il lavoro voglio raccontarVi la mia storia per condividere la mia esperienza e magari trovare nella community linfa vitale per sostenere lo scontro che mi si profila all’orizzonte.

Premessa

Sono un uomo di 46 anni con famiglia e lavoravo nella sanità privata (accreditata) ormai da > ventennio, mi sono sempre occupato di Organizzazione generale (resp U.O. Affari Generali e Legali) con deleghe precise alla Sicurezza (sono RSPP dal gennaio 2000) alla Qualità (sono verificatore di Sistemi di Qualità) all’URP (oltre ad aver sostenuto la formazione specifica all’IReF di Milano sono, dal 1997, titolare di una tessera dell’Ordine dei Giornalisti elenco pubblicisti) non da ultimo ho avuto l’onore di assurgere al ruolo di Consigliere di Amministrazione nel medesimo Gruppo sanitario (8 strutture oltre a svariati poliambulatori sparsi sul territorio nazionale -Lombardia-Piemonte-Calabria).

Succede che nel febbraio 2008 vengo ingaggiato da una prestigiosa struttura sanitaria lombarda con un incarico prestigioso: Direttore Operativo e RSPP!

Oltre ad essermi garantito, ovviamente, un ritocco sostanzioso al mio appannaggio, una molla di motivazione molto forte, -di questi tempi più che mai- lo scenario più accattivante che mi si presentava era quello di succedere, nella conduzione dell’azienda, alla proprietà, in attesa che la prole (ancora minorenne) acquisisse un’adeguata esperienza onde poter prendere in mano le redini dell’azienda nel segno della continuità.

L’inizio della collaborazione per la verità non è stato dei migliori, già il primo giorno di lavoro mentre venivo accompagnato, dal legale della struttura, all’Ufficio Personale per gli adempimenti del caso è scoppiato un piccolo parapiglia in quanto fui visto come “tagliatore di teste” e non come portatore di valore aggiunto, al punto tale che la proprietà mi chiese di iniziare con un contratto diverso dall’assunzione (CO.CO.PRO) onde variare il grado di percezione della mia presenza ai dipendenti, in buona sostanza il concetto fu: il professionista viene percepito meno pericoloso dai dipendenti”.

Ovviamente abbiamo concordato e redatto, all’uopo, una scrittura privata nella quale la proprietà si impegnava, alla scadenza (24 mesi) del contratto a regolarizzare la posizione trasformandola in assunzione diretta, assunto che il ruolo di RSPP, all’interno di una struttura sanitaria di 300 letti, deve essere per legge un dipendente. Io, ahimè, mi fidai.

Ho da subito profuso ogni energia mettendo al servizio dell’azienda non solo la mia esperienza e relative conoscenze tecniche e di persone ma soprattutto dedizione totale con il solo fine di guadagnarmi sia lo stipendio sia la fiducia necessaria per lavorare al meglio delle mie possibilità.

Purtroppo dopo appena 4 mesi –circa– scoppia uno scandalo (uno dei tanti che ormai attanagliano volente o nolente la sanità) che travolge una serie di strutture sanitarie Lombarde tra cui quella in cui lavoravo.

Storia (sintesi)

Questo gravissimo fatto, paradossalmente, ha permesso al sottoscritto di dimostrare, ancor di più, la propria professionalità maturata nel corso del tempo in quanto i sopralluoghi della GdF, NAS, ASL- in tutte le Sue articolazione interne ecc.ecc. hanno, per almeno 1aa, continuato a susseguirsi con ispezioni quotidiane mantenendo così alta la tensione e contestualmente consentito allo scrivente di esprimersi al meglio guadagnandosi la stima ed il rispetto non solo del proprietario ma soprattutto dei colleghi che avevano finalmente compreso che non albergava nel sottoscritto nessun bieco proposito (ancorché attento non solo alla mia performance ma anche a quella dei colleghi nel rispetto dei relativi ruoli);

all’inizio della primavera 2009 la società completò l’iter procedurale amministrativo connesso con le indicazioni fornite dalla P.A. cambiando completamente modello di governance.

• Istituzione di un Consiglio di Amministrazione composto da 3 membri del tutto estraneo alla proprietà;

• rinnovo di tutti i componenti del Collegio Sindacale anche loro estranei alla proprietà;

• Istituzione di un Organismo di Vigilanza composto da 3 membri a seguito dell’adozione di un modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs 231/01

Tale nuova situazione, al sottoscritto, è piaciuta molto in primis perché mi appariva famigliare (nella mia precedente esperienza di lavoro ero anche referente interno dell’Organismo di Vigilanza per tutte le strutture del Gruppo) ma soprattutto perché garantiva sia gli operatori interni sia gli stakeholder.

Nel giro di pochissimo tempo sono state avviate tutta una serie di iniziative mirate al rilancio della struttura:

• realizzazione di nuovi servizi ultraspecialistici;

• spostamento in altro sito di tutti gli uffici amministrativi di supporto all’attività primaria con conseguente realizzazione di nuovi studi/ambulatori > 1.000mq;

• implementazione di una nuova Angiografia abbinata ad un sistema di navigazione Stereotaxis;

Peccato che tutte le attività sopra descritte sono state realizzate nel più totale disprezzo delle regole che governano la materia cagionando al sottoscritto, in qualità di RSPP, rischi al di là di ogni più ragionevole sopportazione.

Le infrazioni sono ascrivibili in gran parte ai seguenti Decreti:

 D.G.R. 3312/2001

 D.Lgs 231/01

 D.Lgs 81/08

e malgrado abbia rappresentato, più volte la questione sia verbalmente sia per iscritto all’alta dirigenza (A.D., D.G., Ufficio Legale, Ufficio Tecnico ecc.ecc. e non da ultimo anche la proprietà) nonché la gravità sia intrinseca che estrinseca che un simile modo di fare comportava -visto e considerato i precedenti- a nulla sono valse le mie doglianze anzi sono stato addirittura allontanato con la scusa che il contratto era giunto a termine (in verità il termine l’avevo già superato da 3 gg e proprio perché non vi era alcuna ragione perchè si interrompesse il rapporto io ho continuato a lavorare regolarmente e solo per aver rappresentato un ennesima situazione critica che si è creato il casus belli per cacciarmi); questo accadeva il 3 febbraio u.s. motivo per il quale ho sì istruito una causa di lavoro ma all’orizzonte, nella migliore delle ipotesi, si profila un semplice risarcimento del danno che ovviamente non mi può rendere tranquillo dal momento che mi aspettano più o meno ancora 20aa di lavoro e mettersi, alla mia età, a cercare lavoro di questi tempi non è edificante e poi volendo dirla tutta per quale motivo, perché cercavo di fare il mio lavoro?.

Ora il vero problema che desidero rappresentare è che né la dipendenza né la libera professione possono rappresentare una soluzione per la nostra professione per vari ordini di motivi:

se dipendente sei sempre in una condizione di debolezza in quanto il DdL ha sempre e comunque il modo di soggiogarci onde narcotizzare la nostra azione e, dal mio modesto punto di vista, questa situazione è ancora più verosimile quando l’esperienza e la scolarità del DdL è più rilevante, il classico Direttore Generale di una grande azienda;

se libero professionista la situazione non è poi molto diversa, il punto debole è ovviamente il rapporto cliente/fornitore ma almeno la terzietà nel rapporto è più garantista per il professionista.

Io credo che il vero busillis sia la debolezza, endemica, del ruolo di R.S.P.P. tuttavia mi piacerebbe ricevere i vostri commenti in merito."

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