mercoledì 22 aprile 2009

Dante De Angelis rinuncia ai privilegi




Lettera aperta di Dante De Angelis a Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero.
Cari Oliviero e Paolo,

sono onorato della vostra proposta di candidarmi alle elezioni del prossimo 6 giugno per il Parlamento europeo con la lista unitaria formata da Prc e Pdci, progetto al quale mi sento vicino. Sapete quanto io sia interessato e motivato dall’attività politica quale momento alto e nobile della partecipazione sociale.

La politica europea, in particolare, determina ormai ricadute in tutti gli aspetti della nostra vita: oltre alle questioni generali del lavoro che ci riguardano direttamente, vi sono i temi della pace, dell’ambiente, dei diritti civili e dei beni comuni. In Europa si decide di tutto, finanche, purtroppo, la negazione della realtà e del significato delle parole: come l’autorizzazione all’aranciata “senza arance”.

Ma sapete anche che sono un ferroviere licenziato, impegnato insieme a molti di voi ed a buona parte dell’opinione pubblica nella vertenza per la mia riassunzione. Pur convinto di poter dare un qualificato e costruttivo contributo nel dibattito politico, col bagaglio e l’esperienza diretta di un semplice cittadino lavoratore, fin quando non sarò reintegrato al mio posto non posso distrarmi da questa vertenza. Le grandi cose iniziano da quelle piccole.

La sola accettazione della candidatura avrebbe potuto apparire come una via di fuga da una situazione difficile, una sorta di scorciatoia per aggirare il muro dell’arroganza aziendale e dell’ignavia sindacale. Vi assicuro che vivo questa rinuncia forzata come un’ulteriore frustrazione poiché il licenziamento che ho subìto, in qualche modo, mi impedisce anche l’esercizio pieno dei diritti politici ed elettorali.

Ma se anche soltanto una persona, tra quelle che mi sostengono, dovesse intravedere la ricerca di una soluzione individuale avremmo commesso un grave errore: il mio è un licenziamento politico, da affrontare collettivamente. Come ferrovieri dobbiamo affrontare una fase difficilissima e non voglio offrire a nessuno il pretesto di una facile demagogia populista, antipolitica e antisindacale.

La “violenza” insita nel mio licenziamento e nell’aggressione a tutti i ferrovieri è pari a quella con cui si vorrebbero cancellare i diritti dei pendolari, il trasporto al sud e quello delle merci su rotaia. Questa dirigenza vuole distruggere, insieme a 20.000 posti di lavoro e le dignità dei ferrovieri, anche l’immensa ricchezza rappresentata dal servizio ferroviario pubblico, quale insostituibile patrimonio dell’intero Paese.

Non sarò candidato, ma sono sempre qui e proseguo insieme a tutti la battaglia di civiltà che abbiamo iniziato insieme: per me, per i ferrovieri, i viaggiatori, per la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori, per la difesa della Costituzione, per un mondo migliore e più giusto.

Ciao, Dante De Angelis

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